CATERINA CIVALLERO

E MARIA LUISA ROSSI

 

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LA NECESSITÀ DI NEGOZIARE CON SE STESSI

02-02-2021 20:58

Civallero Caterina e Maria Luisa Rossi

News, Cinematografia e gemellarità, Libri a tema: la gemellarità incompiuta, ombra, metafora, personalità, pluralismo, alchimia, crimine, inconscio, SINDROME DEL GEMELLO, Caterina Civallero, Maria Luisa Rossi,

LA NECESSITÀ DI NEGOZIARE CON SE STESSI

Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha desiderato di essere, o ha tentato di imitare, qualcun altro.

 «Sia sul piano scientifico che su quello morale,
venni dunque gradualmente avvicinandomi a quella verità,
la cui parziale scoperta m'ha poi condotto a un così tremendo
naufragio: l'uomo non è veracemente uno, ma veracemente due».
ROBERT L. STEVENSON
- Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde

 

 

Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha desiderato di essere, o ha tentato di imitare, qualcun altro, ed è curioso notare che Hyde deriva dalla parola inglese to hide, che significa nascondere. Questo lo sapeva bene Robert Louis Stevenson (13 novembre 1850 - 3 dicembre 1894) quando a 36 anni scrive il suo famoso long seller dell'anima, The Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde, che in anticipo sul pensiero di Freud affronta l’argomento della lacerazione del sé. Frutto di un incubo notturno e di una serie di intuizioni, come fu per Mary Shelley in Frankenstein , e per Horace Walpole in The Castle of Otranto, e Bram Stoker in Dracula, l’opera di Stevenson ci mostra un lato della nostra personalità che trova il coraggio di uscire dall’ombra.
Jeckyll e Hyde sono i poli opposti di un’unica personalità altalenante, che oscilla tra Es e Super Io. Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mister Hyde racconta l’eterna lotta fra giusto e sbagliato, fra morale e immorale, fra bene e male, uno scontro che alla fine terminerà con il trionfo dell’infelicità sulla coerenza, portando il Dottor Jekyll alla morte per suicidio, gesto alchemico estremo che viene portato in scena come unico vero giudice alla disputa. Il romanzo esprime il tema del doppio, che qui tratteremo dal punto di vista gemellare.
 

“Perché siamo e saremo sempre divisi a metà?
In qualche modo Jekyll pensa che sia possibile separarsi dall'Ombra. Ma questo è impossibile. Perché?”.

Queste domande sono state poste allo psicanalista Massimo Recalcati da La Repubblica il 12 novembre 2018 che di seguito risponde così:

"L'ombra non è necessariamente il male. Il vero male - e di questo Jekyll non si rende conto - è pensare che l'ombra sia il male. Pensare che l'Io sia il bene e l'ombra il male è un modo per rendere criminogeno l'inconscio. È un modo di pensare male. Non a caso l'indicazione di Freud era quella di provare a concepire la vita psichica sana come una sorta di parlamento democratico dove le istanze che compongono la personalità psichica (Es, Io, Super-io) potessero prendere la parola con eguali diritti. Il problema sorge quando una delle tre istanze prevarica le altre annullando il pluralismo di cui vive lo psichico o quando - per usare un'altra nota metafora freudiana i confini che differenziano i territori delle nostre diverse province psichiche si trasformano in mura, in cementi armanti, in fili spinati, si irrigidiscono anziché consentire il transito dall'una all'altra".

 

Anacronisticamente, rispetto al noto neurologo psicologo filosofo Sigmund Freud, riconosciuto come il Padre della psicoanalisi, Stevenson aveva già intuito la dualità della psiche umana e il conflitto interiore, che ne consegue, creando così il Dr. Jekyll (il super Io freudiano) e Mr. Hyde (l’es per eccellenza). Per Stevenson, il vittoriano mostro Hyde è narrato come una parte di sé, come una componente imprescindibile e inscindibile del proprio mondo interiore. L’autore ha descritto una perfetta e reale applicazione di ciò che è in grado di compiere l’essere umano, in grado di sdoppiarsi e di vivere contemporaneamente due vite. Attraverso il tema del doppio la letteratura romantica denuncia la patologia della schizofrenia, mentre Stevenson vuole dimostrare che il duello delle pulsioni individuali, costituisce una condizione ineliminabile dell’individuo.
Jekyll, nel perseguire un ideale non dialogico della natura umana, ha come obiettivo l’espulsione di una delle due parti, credendo erroneamente che tutto ciò avrebbe permesso all’altra la piena realizzazione, cosa che ovviamente non avviene, anzi assistiamo alla completa disgregazione e quindi alla morte dell'uomo.
L'analisi dei contenuti e degli intenti delle opere che trattano il tema del doppio, ci fa capire come sia necessaria una mediazione tra questi due estremi. Mediazione che si risolve nell’accettazione del nostro lato “oscuro”, che passa attraverso l'analisi e la conoscenza. Il tentativo di rimozione forzata del doppio non porterà mai ad alcun risultato positivo, il suggerimento che ne deriva è proprio di conoscere i nostri limiti, di instaurare un compromesso con la dicotomia della nostra personalità, si tratta quindi di scendere a patti non più con una figura esterna a noi, bensì di iniziare a scendere a patti con noi stessi, di guardarci dentro, di dialogare con la nostra intimità. Poco importa se tutto ciò potrà sembrare follia. Poco importa se i nostri monologhi interiori, a volte, finiranno per vibrare nell’aria e non soltanto dentro la nostra laringe, poco importa se ci doneranno paura, stupore, apprensione, fantasia e chissà quant’altro.

Nelle società primitive, attraverso i riti e gli atti cerimoniali di sanazione collettiva, il doppio veniva considerato e infine integrato; Socrate stesso, oltre a essere solito conversare con il suo dàimon, ennesimo esempio di sdoppiamento, invitava gli uomini a conoscere loro stessi e, a nostro avviso, per farlo ci sembra necessario imparare a conoscere il nostro doppio, e anche molto a fondo, attraverso gli strumenti analogici che ci appartengono dalla notte dei tempi.



Tratto da Doppi per Essere Unici (2020)

C.Civallero - M.L.Rossi

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