CATERINA CIVALLERO

E MARIA LUISA ROSSI

 

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TULLY E GLI UNIVERSI PARALLELI

19-03-2020 07:50

Civallero Caterina e Maria Luisa Rossi

News, Cinematografia e gemellarità,

TULLY E GLI UNIVERSI PARALLELI

Tratto da DOPPI PER ESSERE UNICIil nuovo libro di Caterina Civallero e Maria Luisa Rossi(Su Amazon e Il Giardino dei Libri)

 

 

 

Lo straordinario corredo gemellare che viene offerto a ognuno di noi, se riconosciuto, esperito, integrato, onorato, sa offrire davvero straordinari strumenti evolutivi per la gestione dei sentimenti e delle relazioni.

L’emancipazione gemellare è una condizione biologica che va scoperta. Non smetteremo mai di scrivere quanto determinante sia comprendere, che il gemello non nato resta, e resta accanto a noi tutta la vita, in maniera più o meno percepibile per orientarci e sostenerci nel viaggio della vita.

 

 

 

 

 

Non puoi riaggiustare le parti senza occuparti dell’insieme” le dice Tully, la tata notturna mentre durante un dialogo, sapientemente gestito dalla sceneggiatrice Diablo Cody (nome d’arte Brook Busey), si occupa della piccola Mia. Tully è l’esatto opposto di Marlo: magra, giovane, esperta, efficiente, saggia. Le due donne si conoscono di notte, e i loro incontri avvengono nella cucina che appare in uno stato di grande confusione e sporcizia, proprio come si sente Marlo, che nonostante, o forse proprio, perché ha avuto tre matrigne non ha ancora adottato una precisa mappa comportamentale per la gestione delle faccende domestiche. Al mattino, quando Tully è già andata via, la famiglia si risveglia e fa colazione in una casa tirata a lucido, con muffin appena cucinati e fiori freschi in un vaso sul tavolino del soggiorno, immacolato anch’esso.

Il marito di Marlo, Drew, non crede ai suoi occhi e si compiace della decisione della moglie di aver chiesto l’aiuto della preziosa tata, una specie di Mary Poppins moderna.

Cody e Reitman, sceneggiatrice e regista, già collaboratori nei film June e Young adult, costruiscono una trama degna di premio; Charlize Theron, infatti, per questo ruolo è stata candidata, nel 2019 al Golden Globe e al Golden choise awards. Il film conduce lo spettatore alla scoperta di una verità inimmaginabile. Tully non esiste. Sarà la psichiatra dell’ospedale dove viene ricoverata Marlo, in seguito a un incidente d’auto che la vede sbandare e cadere da un ponte, a dare la notizia al marito incredulo. La domanda che ci mette la pulce nell’orecchio arriva quando la dottoressa gli chiede se ha mai visto la tata notturna. Drew esterrefatto, e disorientato, ammettendo che no, apre finalmente uno spazio di dialogo con la moglie e sembrerebbe che proprio da quella scena inizi veramente la sua paternità. Agli spettatori più attenti non sfugge che allo sportello per la registrazione della paziente, quando gli viene chiesto il nome della moglie da nubile, lui riferisca il nome Tully. La diagnosi è  allarmante, contusioni, trauma cranico, e sfinimento estremo con privazione del sonno.

Ma chi ha sostenuto Marlo durante la gestione della sua famiglia, chi le ha dato la forza di pulire la casa, di allattare Mia, di ricreare un dialogo con Jonah, di stabilizzare Sarah lavorando sulla sua debole autostima, di rimettersi in gioco come donna tornando a prendersi cura di sé, truccandosi, reinventandosi come compagna nel letto?

Torniamo fra le mura domestiche, e scopriamo cosa accade nelle notti in cui Tully compare: Marlo resta imperturbata quasi sempre dopo il suo ingresso, nemmeno si volta, e Reitman ci regala delle inquadrature specifiche, a fine film, per mostrarci cosa in realtà ci è sfuggito di vedere. Fra Marlo e Tully nasce un dialogo complice, come vecchie amiche si sostengono, si raccontano. Tully si offre di aiutarla in ogni aspetto della sua vita precisandole: “Sono qui per aiutarti in ogni cosa”. Poi, una sera, Tully arriva trafelata, entra senza bussare, come sempre, si scusa di essere in ritardo, si lamenta della sua coinquilina che la osteggia nelle sue relazioni e che pretende da lei un atteggiamento morale più prudente. In questa scena è Marlo che la sorregge emotivamente, che entra in scena e si riprende il suo posto, che la aiuta a ragionare, a calmarsi. I ruoli si invertono e così Tully le può dire che non potrà più lavorare per lei, che dovrà andarsene, ma glielo dice delicatamente quasi come un sussurro e nemmeno a noi spettatori pare chiaro cosa stia succedendo. “Perché te ne vai?”. Le chiede. “Ero qui per colmare un vuoto”.

Poi decidono di uscire, di prendersi una serata libera. Dirette a Brooklyn per un bourbon lasciano a casa la famiglia ignara di questa uscita. Nei pub in cui andranno a bere, con l’intento esplicito di ubriacarsi, trovano lo spazio per litigare: il contrasto nasce perché Tully vuole andarsene e Marlo non vuole restare sola. In una fuga in bicicletta, che alla fine del film Raitman ci mostrerà nella sua vera dinamica, Marlo pedala con rabbia e disperazione verso il suo vecchio appartamento, quello che da giovane condivideva con la sua amica Violet, una ragazza isterica ma di cui non ha mai perso il ricordo. Arriva a suonare al suo citofono, scppre che quel luogo adesso è diventato un negozio, e quando nessuno le apre continua la sua fuga fra i locali e le vie della città. Ancora una volta è Tully a riportarla in senno, a dirle che è ora di tornare a casa.

In auto, mentre guidano in silenzio, Tully inizia a scivolare in un sonno leggero che si appesantisce sempre più. Quando Tully dorme profondamente anche Marlo chiude gli occhi ed esce di strada. Nemmeno quando sarà caduta dal ponte, con l’auto rovesciata, bloccata nella sua auto che sta affondando nel fiume avrà la forza di reagire, e sarà proprio in questa scena sott’acqua che la rivedremo comparire: una sirena con il volto di Tully arriva nuotando dagli abissi, le sgancia la cintura di sicurezza e le permette di trarsi in salvo.

In ospedale, quando tutti escono dalla stanza, il marito Drew abbraccia la moglie Marlo e le dice che la aiuterà, e dopo averle chiesto scusa per la sua cecità, quando si promette di essere presente in famiglia in maniera nuova, allora Tully può parlare per l’ultima volta con Marlo ora consapevole di quanto è accaduto: “Non possiamo più vederci” le dice.

Marlo è serena, la guarda: “Cosa farò senza di te? Ho bisogno che resti con me”.

“Farai la doccia tutte le settimane, ti passerai il filo interdentale, e ti farai fare, ogni tanto una pedicure, anche se ti da fastidio che ti tocchino i piedi”.

E ancora Marlo chiede: “perché tu sei più saggia di me anche se sei più giovane? Si guardano senza rispondersi e Marlo aggiunge: “Grazie per avermi tenuta in vita”.

Su questa frase del dialogo, che avviene fra Marlo e l’invisibile Tully, non possiamo non sottolineare l’importanza gemellare che questo rapporto ha creato.

La psichiatria e la psicologia potrebbero confinare questa storia nella grande dossier dei casi di sdoppiamento della personalità, ma a proposito di questo argomento abbiamo già preso una posizione precisa che intendiamo portare avanti con tutte le nostre forze, certe di aver riportato in luce una pista importante.

Leggi la prima parte

Più volte ci siamo descritte come gli instancabili esploratori inglesi che riportarono in vita una delle sette Meraviglie del mondo, la Piramide di Chichen Itza in Messico.

Il loro lavoro attento, e costante, ha tenuto aperto il dibattito fra la foresta e la cultura, diserbando lo spesso strato di infestanti che aveva inghiottito una fra le civiltà più antiche e fondamentali della storia umana. È nostro intento, fermo e concreto, dimostrare come la sindrome del gemello che resta sia a tutti gli effetti un appuntamento determinante per la nostra evoluzione psichica: offriremo instancabili il nostro lavoro di scrittura per continuare a diffondere i risultati delle ricerche che alimentano la mole di materiale che abbiamo trovato in merito alla questione gemellare, anche nel quotidiano.

A tenere in vita Marlo, nel film, è stato il quid energetico che la sua amica immaginaria, la tata-sirena le offre. La modalità gemellare fra Marlo e Tully genera forza, risana la famiglia, offre a Marlo la possibilità di ritrovarsi come donna.

Il quantum gemellare che abbiamo diritto di esprimere deve trovare un nome, una dignità di esistere. Marlo le offre il suo cognome. Tully è il suo cognome da nubile, il luogo, il modo e l’entità in cui lei si riconosce, è il volto che può dare a questa forza interiore che come

un timone tiene a galla la nave della sua vita. La scena finale del film aggiungerà che anche nel rapporto con il figlio maschio, che viene per l’appunto definito “atipico” Marlo non sapeva muoversi. Per prendere contatto con lui gli massaggiava la pelle con una spazzola di setole morbidissime: è una pratica che nel film definisce protocollo di spazzolamento; le nostre verifiche ci confermano che esiste una modalità creata

dall’abate Sebastian Kneipp nel 1800, e in seguito adottata anche in psichiatria, per stimolare le cellule nervose della cute al fine di indurre il sistema endocrino a reagire con l’ambiente.

Ancora una volta cute e ormoni ci confermano che stiamo seguendo una giusta pista per arrivare a dialogare con la nostra parte interiore. Marlo non riesce a contattare il figlio in modo diverso e il figlio si comporta in maniera anomala, quasi per soddisfare le necessità della madre. Il ruolo del maschio, in tutto il film, emerge come disgregato dal contesto femminile, ed è proprio qui che va gettato un ponte. Sarà proprio Jonah che, ritrovando una madre più stabile, con una personalità integrata, in un contesto in cui il padre ha smesso di giocare ai videogiochi ed entra in famiglia, inizierà a parlare: “Mamma, forse non ci serve la spazzola!” le dice. “Io voglio solo stare con te. Ti voglio bene”.

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